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Stretching e Intorpidimento

Ciao,alla facoltà di medicina (istituto di medicina dello sport) abbiamo fatto molti test,che cmq ci hanno confermato quello che di recente si è scritto sullo stretching (non si è scoperto nulla di nuovo!)
abbiamo testato un gruppo di persone con esercizi di coordinazione fine (con richiesta di molti motoneuroni) prima dello stretching e dopo lo stretching e si è visto che dopo alcuni minuti dallo stretching la coordinazione in particolar modo oculo-manuale, scendeva di circa l'8%,tornava a valori normali dopo circa 3 ore,perciò nè abbiamo convenuto che per sport di endurance non vi è assolutamente nessuna controindicazone,ma per sport prettamente anaerobici e di potenza ,che vedono il gesto motorio fondamentale esaurirsi in pochi secondi,assolutamente poco utile al fine della prestazione.

ma ripeto questi studi hanno solo lo scopo di confermare quello che è stato già scritto,intendendo come "stretching" le posture dai 20-30" in su,assolutamente rischioso il balistico,con rischio di creeping effect,per quanto riguarda il PNF posterò più avanti altro,perchè merita una disamina più approfondita.

di seguito vi lascio con qualcosa che potete trovare in rete

Lo stretching è una delle armi più gettonate dai terapeuti per prevenire e curare gli infortuni sportivi; in realtà non è difficile capire che si tratta di un'arma un po' sconosciuta e come tale non sempre proposta a dovere. Consideriamo alcuni fatti:
a) molti terapeuti non sono in grado di spiegare chiaramente perché lo stretching dovrebbe funzionare, non ne conoscono le motivazioni fisiologiche e, interrogati, si arrampicano sui vetri, fornendo spiegazioni approssimative con la semplice logica del buon senso (del tipo: "se allunghi i muscoli, sono più pronti allo sforzo").
b) Molti sono i runner che ci hanno scritto dicendo che i loro problemi sono cessati quando hanno smesso di fare stretching.
c) Sono stati proposti diversi metodi di stretching, il che è già indice di confusione anche fra gli addetti ai lavori. Per citarne uno, il metodo Wharton ebbe notevole fama nel 1992 quando fu usato dagli atleti americani alle olimpiadi di Barcellona; ma se funzionava veramente perché non fu più utilizzato a livello di team nazionale nelle olimpiadi successive?
Scopo di questo articolo è pertanto di fare chiarezza utilizzando i risultati della ricerca degli ultimi anni.
Prove limitate - Le ricerche che per anni hanno promosso lo stretching come parte integrante dei programmi di fitness per diminuire il rischio di infortuni (1-6), per alleviare il dolore da rigidità (5) o per migliorare la prestazione sportiva (4-6) non contengono che generiche indicazioni, trasformate dai lettori in verità assodate e divulgate ai quattro venti. In queste ricerche si ipotizzano diverse soluzioni (a volte anche in contrasto) senza tuttavia fornire un'analisi e senza portare risultati sperimentali. Si tratta cioè di idee da sviluppare che sono state considerate già sviluppate!
I supposti benefici dello stretching - Si parte ovviamente da una diminuzione diretta della rigidità muscolare (1), definita come la forza richiesta per produrre un certo allungamento e causata da modifiche nella viscoelasticità passiva, arrivando a una diminuzione indiretta dovuta all'inibizione del riflesso e dei ponti actina-miosina. Ovviamente una diminuita rigidità consente un maggiore ampiezza di movimento.
Previene o no? - Ricerche successive (7-8) mostrano che lo stretching prima dell'esercizio non previene né gli infortuni cronici né quelli acuti. Tuttavia lo studio su animali ha mostrato come lo stretching continuo (cioè 24 ore al giorno!), confrontato con la classica seduta di pochi minuti al giorno, può produrre ipertrofia (9-11) con quindi teorica prevenzione degli infortuni. Altre ricerche (13-14) non sono riuscite a stabilire un livello minimo in termini di tempo al giorno perché lo stretching possa produrre risultati significativi.
Per il dolore? - Per quanto riguarda la funzione dello stretching nell'alleviare il dolore da indolenzimento, la ricerca (15-17) ha messo in evidenza che non è importante diminuire la rigidità, quanto aumentare la tolleranza all'estensione. Cioè il paziente deve sentire meno dolore applicando la stessa forza al muscolo, anche se quest'ultimo mantiene la stessa rigidità. Lo stretching avrebbe cioè un effetto analgesico e la cosa non sempre può essere positiva.
I danni dello stretching – In effetti i danni derivano proprio dall'effetto analgesico. Il muscolo viene sollecitato oltre misura, ma, a causa dell'analgesia, il dolore è sopportabile: il successivo impegno fisico provoca un danno a breve irreversibile. Quindi una raccomandazione importante: mentre si fa stretching tensione sì, ma dolore o fastidio (lo stadio in cui l'analgesia è attiva) no.
Quale stretching? - Il problema è poi di definire come fare stretching. Alcune ricerche (4, 6, 18) ritengono che il bouncing stretching (o ballistic stretching, quello dinamico, ottenuto con movimenti armonici del corpo) possa essere addirittura pericoloso. Anche sui tempi non c'è accordo (5, 19-24): si va dai 10 ai 60 secondi. Il problema è che chi propone un tempo diverso giudica inefficace o addirittura dannosa l'altrui scelta.
Caldo o freddo? – Una cosa che molti non sanno è che la ricerca (25-30) afferma che senza fattori sinergici (rinforzanti) lo stretching perde gran parte della sua efficacia. Tali fattori sono il calore superficiale, il freddo superficiale (notare la contraddizione), il calore profondo e il riscaldamento (l'unico mezzo facilmente a disposizione).
Nel prossimo articolo cercheremo di rispondere alle seguenti domande:
a) durata e frequenza dello stretching perché si possa ragionevolmente sperare in un effetto;
b) il ruolo reale della temperatura corporea nello stretching;
c) il reale scopo dello stretching.
Non considereremo situazioni patologiche, rimandando alla bibliografia chi ne fosse interessato (31-32). (Segue)

Bibliografia

1. Best TM: Muscle-tendon injuries in young athletes. Clin Sports Med 1995;14(3):669-686
2. Garrett WE Jr: Muscle strain injuries: clinical and basic aspects. Med Sci Sports Exerc 1990;22(4):436-443
3. Safran MR, Seaber AV, Garrett WE Jr: Warm-up and muscular injury prevention: an update. Sports Med 1989;8(4):239-249
4. Shellock FG, Prentice WE: Warming-up and stretching for improved physical performance and prevention of sports-related injuries. Sports Med 1985;2(4):267-278
5. Beaulieu JE: Developing a stretching program. Phys Sportsmed 1981;9(11):59-65
6. Stamford B: Flexibility and stretching. Phys Sportsmed 1984;12(2):171
7. Pope RP, Herbert RD, Kirwan JD, et al: A randomized trial of preexercise stretching for prevention of lower-limb injury. Med Sci Sports Exerc 2000;32(2):271-277
8. Shrier I: Stretching before exercise does not reduce the risk of local muscle injury: a critical review of the clinical and basic science literature. Clin J Sport Med 1999;9(4):221-227
9. Alway SE: Force and contractile characteristics after stretch overload in quail anterior latissimus dorsi muscle. J Appl Physiol 1994:77(1):135-141
10. Leterme D, Cordonnier C, Mounier Y, et al: Influence of chronic stretching upon rat soleus muscle during non-weight-bearing conditions. Pflügers Arch 1994;429(2):274-279
11. Goldspink DF, Cox VM, Smith SK, et al: Muscle growth in response to mechanical stimuli. Am J Physiol 1995;268(2 pt 1):E288-E297
12. Yang H, Alnaqeeb M, Simpson H, et al: Changes in muscle fibre type, muscle mass and IGF-I gene expression in rabbit skeletal muscle subjected to stretch. J Anat 1997;190(pt 4):613-622
13. Hartig DE, Henderson JM: Increasing hamstring flexibility decreases lower extremity overuse injuries in military basic trainees. Am J Sports Med 1999;27(2):173-176
14. Hilyer JC, Brown KC, Sirles AT, et al: A flexibility intervention to reduce the incidence and severity of joint injuries among municipal firefighters. J Occup Med 1990;32(7):631-637
15. Halbertsma JP, Mulder I, Goeken LN, et al: Repeated passive stretching: acute effect on the passive muscle moment and extensibility of short hamstrings. Arch Phys Med Rehabil 1999;80(4):407-414
16. Magnusson SP, Simonsen EB, Aagaard P, et al: Mechanical and physical responses to stretching with and without preisometric contraction in human skeletal muscle. Arch Phys Med Rehabil 1996;77(4):373-378
17. Halbertsma JP, van Bolhuis AI, Goeken LN: Sport stretching: effect on passive muscle stiffness of short hamstrings. Arch Phys Med Rehabil 1996;77(7):688-692
18. Stark SD: Stretching techniques, in The Stark Reality of Stretching. Richmond, BC: Stark Reality Publishing, 1997, pp 73-80
19. Bandy WD, Irion JM: The effect of time on static stretch on the flexibility of the hamstring muscles. Phys Ther 1994:74(9):845-852
20. Bohannon RW: Effect of repeated eight-minute muscle loading on the angle of straight-leg raising. Phys Ther 1984;64(4):491-497
21. Anderson B, Burke E: Scientific, medical, and practical aspects of stretching. Clin Sports Med 1991;10(1):63-86
22. Bandy WD, Irion JM, Briggler M: The effect of time and frequency of static stretching on flexibility of the hamstring muscles. Phys Ther 1997;77(10):1090-1096
23. Zito M, Driver D, Parker C, et al: Lasting effects of one bout of two 15-second passive stretches on ankle dorsiflexion range of motion. J Orthop Sports Phys Ther 1997;26(4):214-221
24. Madding SW, Wong JG, Hallum A, et al: Effect of duration of passive stretch on hip abduction range of motion. J Orthop Sports Phys Ther 1987;8:409-416
25. Wessling KC, DeVane DA, Hylton CR: Effects of static stretch versus static stretch and ultrasound combined on triceps surae muscle extensibility in healthy women. Phys Ther 1987;67(5):674-679
26. Cornelius WL, Ebrahim K, Watson J, et al: The effects of cold application and modified PNF stretching techniques on hip joint flexibility in college males. Res Q Exerc Sport 1992;63(3):311-314
27. Henricson AS, Fredriksson K, Persson I, et al: The effect of heat and stretching on the range of hip motion. J Orthop Sports Phys Ther 1984:110-115
28. Williford HN, East JB, Smith FH, et al: Evaluation of warm-up for improvement in flexibility. Am J Sports Med 1986;14(4):316-319
29. Brodowicz GR, Welsch R, Wallis J: Comparison of stretching with ice, stretching with heat, or stretching alone on hamstring flexibility. J Ath Training 1996;31:324-327
30. Lentell G, Hetherington T, Eagan J, et al: The use of thermal agents to influence the effectiveness of a low-load prolonged stretch. J Orthop Sports Phys Ther 1992;16:200-207
31. Tardieu C, Lespargot A, Tabary C, et al: For how long must the soleus muscle be stretched each day to prevent contracture? Dev Med Child Neurol 1988;30(1):3-10
32. Kottke FJ, Pauley DL, Ptak RA: The rationale for prolonged stretching for correction of shortening of connective tissue. Arch Phys Med Rehabil 1966;47(6):345-352.

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Grazie per la risposta.
in riferimento a "coordinazione modo oculo-manuale che scende del circa l'8%"..sinceramente, mi sembra del tutto "naturale".. se faccio un presupposto neuro-fisiologico, mi accorgo che lo "stiramento" non è altro che una contrazione del reciproco o antagonista muscolo scheletrico. Per tanto questo è chiaro come possa portare ad una riduzione di afflusso ematico e non di meno, la risposta sensoriale che arriva dalle terminazioni periferiche, non trova messaggio di ritorno, "feedback", con quello che è infine il risultato finale, ovvero la coordinazione oculo-motoria.
Il Nostro amico, non è uno sportivo agonista, il quale se fà lo stretching rischia di non coordinare in precisione quel gesto atletico, il quale se fosse realmente un agonista, questo gesto atletico è talmente organizzato a livello neuronale che perde parte di quello che è un appropriato controllo cognitivo.
in ultimo sarebbe più opportuno segane il link di ciò che scrivi sopratutto se questo e coperto da Copyright.(http://www.albanesi.it/Arearossa/Articoli/01stretching4.htm).

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