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Oggi! avrei bisogno di potenziare le gambe e allo stesso tempo aumentare la rapidità ......facendo degli esercizi troppo pesanti però (sbagliando) ho paura di imballarmi troppo sulle gambe...... Leggi tutto...

Biomeccania del tricipite

Grazie dell'intervento. Anche a me effettivamente sembrava strano che l'olecrano avesse la capacità di ruotare, come sosteneva Cianti. Se così fosse stato, la sua teoria avrebbe avuto un fondamento, ma in caso contrario non si può parlare di maggior isolamento di uno o l'altro capo monoarticolare. Quindi sia Cianti che Delavier, con le loro deduzioni errate e opposte, avrebbero sbagliato.

In defintiiva, se la presa prona, in tutti gli esercizi, è quella che consente l'uso di cairichi maggiori ed è quindi quella che stimola ovviamente maggiore ipertrofia, allora quella supina secondo questa logica potrebbe benissimo essere tralasciata.

Volevo porre ancora due domande: la prima è sulla variante con la presa neutra. Immagino che anche in questo caso, dato che abbiamo appurato che la prono supinazione non varia l'allungamento o l'accorciamento rispettivo dei capi monoarticolari, non si vada a coinvolgere il muscolo in maniera diversa. Però in base al tuo ragionamento, la presa neutra potrebbe essere considerata di efficacia analoga a quella della prona?

L'altra domanda riguarda l'eventuale abduzione dei gomiti negli esercizi per tricipiti. Può essere che, ad esempio un push down o una french press, se eseguti con gomiti larghi o stretti o con imgunatura larga o stretta, possano variare il coinvolgimento di diversi capi del tricipite, e/o reclutare in maniera più o meno marcata altri muscoli stabilizzatori?

Infine riflettendo sulla biomeccanica ed analizzando il caso sono giunto a una semplice conclusione:

Quando si esegue un push down (o qualsiasi altro esercizio monoarticolare di estensione del gomito) a presa prona intervengono isometricamente i flessori del polso per mantenerlo in linea con l'avambraccio in quanto questi contrastano il peso che grava sul palmo della mano; ma nel push down a presa supina intervengono gli estensori dell'avambraccio, che sono ben più deboli dei flessori (antagonisti), per mantenere il polso in linea con l'avambraccio, e si aggiungono i flessori delle dita (anch'essi deboli), per mantenere la presa salda al barra. Questo è il principale motivo per cui in un push down a presa supina non può essere usato lo stesso peso che nel push down prono classico o neutro: l’anello debole sono gli estensori del polso e i flessori delle dita, due gruppi muscolari deboli per natura, mentre centra poco il diverso coinvolgimento dei diversi capi del tricipite.

Infatti con la sola prono-supinazione (la rotazione su se stesso) dell'avambraccio, i diversi capi del tricipite non variano la loro lunghezza, dato che si inseriscono sull'olecrano dell'Ulna, segmento che rimane fisso durante la rotazione lasciando solo al Radio la capacità di ruotare su se stesso grazie ai muscoli supinatori (bicipite brachiale, supinatore), e pronatori (pronatore rotondo), gli unici che, assieme al brachio-radiale, favoriscono questo movimento variando la loro lunghezza e agendo solo sul Radio e non sull'Ulna.

Dal momento che la variante supina per tutti gli esercizi monoarticolari per tricipiti (quindi escluse dip, e distensioni strette su panca) non consente l'utilizzo di carichi consistenti, o almeno non consistenti come la varsione a presa prona o neutra, è considerata poco efficace per l'ipertrofia del tricipite, oltre al fatto che non permette un maggiore isolamento di uno dell'altro capo monoarticolare del tricipite come si crede.

La presa supina, per quanto riguarda i diversi capi del tricipite, non porta alcuna variazione, ma solo svantaggi dati dal coinvolgimento di gruppi muscolari piccoli e più deboli che tendono facilmente a stancarsi prima dell'esaurimento del tricipite rappresentando l'anello debole. L'unica variazione significativa riguarda il reclutamento isometrico degli estensori del gomito e dei flessori delle dita, i quali sono inattivi nel push down a presa prona o neutra e che obbligano l'esecuzione dell'esercizio ad un'intensità ridotta.

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